RITRATTI E PAESAGGI

RITRATTI DI LUNA

Parrebbe che, per quanto solita a mostrarsi nella sua faccia migliore, la Luna si nasconda agli artisti contemporanei, sconvolti da umane tragedie o troppo occupati nel sondare nuove tecniche. Un’opera del Novecento per tutte mi resta nella mente per la sua straordinaria libertà, un quadro realizzato nel 1937 in emulsione di cera su tela da Arthur Dove, pittore statunitense, intitolato “Io e la Luna” (sarà che in America il cielo è davvero diverso?), grande poco più di quattro A4 messi insieme ma colmo di vertigini iridescenti.

Cosa accade oggi, settant’anni dopo?

Troviamo le Lune di Luca Missoni. Lune piene, Lune in sequenza, eclissi di Luna, Lune trasformate in totem e lampade, istallazioni di cieli interi di Lune, un anno_quattrostagioni di Lune a spicchi crescenti_calanti, Lune e pinguini, Lune colorate immerse in cieli neri, Lune blu galleggianti in cieli bianchi. Lune variabili e mai capricciose. Lune solo Lune perché talvolta il cielo non serve.

C’è un fenomeno ad esempio visibile a Aosta ogni diciotto anni emmezzo già noto alle antiche popolazioni ed è quando in agosto –è accaduto proprio nel 2006-  dal suo sorgere al suo tramontare la Luna segue la cima del Monte Emilius fino a Pila, scorrendone perfettamente tutto il nero profilo. Ma l’incanto non è dato solo da lei, dal suo preciso presentarsi e rotolare sugli alti monti, l’incanto lo facciamo noi stando a guardarla. Figuriamoci osare raffiugurarla, ri-prenderla, quasi come lucciola nel bicchiere.

Dedicarsi alla Luna artisticamente è tutt’altro che banale perché di fronte allo stesso soggetto occorre mutare noi stessi. Significa uscire da sé, mettere in atto capacità di osservazione, saper stare al ritmo, accompagnare la vita nelle sue fasi sempre uguali e sempre diverse. Non è da tutti gli uomini; non è da tutti gli artisti.

Per osservare la Luna, per avvicinarsi, per scoprirla, bisogna saper volare.

Luca Missoni ama la Luna da sempre e da una decina d’anni ha fatto un patto con lei per fotografarla in tutte le pose e vestirla di ogni colore. Il suo medium artistico è l’occhio unito alla reflex al fuoco diretto sul telescopio. Poi l’alchimia si compie nella camera oscura, nella macchina delle trasformazioni, nella stanza dei viraggi delle stampe fotografiche. Ecco entrare a piena ragione la teche odierna, filtrata e addomesticata sapientemente da un lirismo delicato che sa rispettare anche nell’applicazione delle cromie gli aspetti scientifici delle osservazioni astronomiche. La Luna diventa tante Lune che scendono sulla terra e si raccolgono intorno all’uomo in una moltiplicazione di sequenze matematiche e infinite perché ritrarle significa rincorrere il tempo e nessuna sarà mai uguale a se stessa, in una o in molte parti del mondo dal quale venga fotografata.

Questo tipo di lavoro fatto da Luca Missoni sulla Luna ha una importanza e un valore particolari: si guardi il panorama artistico internazionale per capire che è una delle poche ricerche in atto.  L’arte nuova di questo millennio può portare nuovo verbo se tiene conto della natura, dell’ambiente, se riesce a far conservare con la dinamica propria delle arti quel senso di rispetto ammirato verso l’esistenza in sé.

Luca Missoni ci riesce aggiungendo quel senso di spettacolare alle istallazioni che non fanno altro che restituirci e far perdurare nel tempo la magia dell’osservazione vera del cielo.

E’ dunque una Luna rara quella che possiamo osservare nella sua ricerca costante e sempre nuova; rara perché nessuno la guarda più con occhi d’arte, rara perché vive una dimensione collettiva contraria alla solitudine cui è abituata, rara perché con queste opere la Luna è scesa sulla terra.

L’arte rende agli uomini ciò che il tempo trascolora e la natura muta.

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CRESCENDO COI TUOI QUADRI (A LUCA LISCHETTI)

Crescendo hai solo occhi all’inizio. Li chiudi se non ti va di guardare li spalanchi se provi stupore. Crescendo sono il tuo primo radar per percepire importanti presenze.

Forme suoni volti colori pensieri emozioni metafore allusioni parole…dal mondo dei grandi tutto ti passa innanzi come da un altro pianeta. Tranne i quadri e gli artisti.

I primi nudi realisti –che non scandalizzavano neppure il prete del paese- e i Giudici così privati della falsità della toga e crudeli nella loro anima brutta e spogliata, mi apparivano finestre su altri mondi, molto veri. Così ho incontrato la tua arte in casa di mia nonna e mia zia. Poi la tua figura, un po’ guizzante, un po’ inquieta, ironica e misteriosa. Affascinante nella sua colorata introversione.

Sono cresciuta coi tuoi quadri, liberamente come dentro un gioco che amavo andare a cercare. Poi sono cresciuta, o forse no, perché mi piace ancora giocare con l’arte, che è il gioco più serio della vita. Ti ho incontrato di nuovo guardandoti negli occhi, scrivendo di te ‘da Re buffone’ e altro ancora, già in queste sale che forse conoscevano il futuro.

Non esiste il tempo. Lo creiamo noi. Piccolo o grande giovane o vecchio prima e dopo. Tutto scorre come dentro ‘rossodirotta’ e sento ancora un po’ –come ti dissi- questa nostra condizione umana di lumache su un muro che salgono di giorno e arretrano di notte. Tu sei dentro la vita. Un tuono e un silenzio un pigmento diviene pianeta i versi dei poeti si rincorrono tra occhi e finestrelle rimbalzanti di ricordi e sentimenti. L’emozione si veste di gioia di dolore aggrumandosi in schiene senza volto e piroettanti sagome inquiete.

Sono cresciuta coi tuoi quadri. E oggi so che ci voleva tutto questo tempo per capire il segreto del ROSSO e tutta la tua arte è intenso inno alla vita.

 Ti sono grata, profondamente. E rincorrerò sempre la tua voce.

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