RACCONTI

LA CORRIERA

Tre mesi. Aspetto questo giorno da tre mesi. Le 16 di un caldo pomeriggio di giugno. Il momento è arrivato. Fra poco ci siamo. Sono emozionata. Veramente. Alla stazione delle Nord di Cocquio la gente è in attesa del treno da Milano, sbarre abbassate, brusio del centro commerciale e lei, di là, in attesa di prendere posizione. Non appena il divieto biancorosso si alza con la sua flemma attraversa i binari e accosta prossima al caseggiato per far salire i passeggeri. Quattro. L’autista stacca i biglietti con la data del giorno e la corsa, raccoglie i pochi euro nel borsello di cuoio passato di mano in mano lungo tutti i giorni di lavoro, ci si siede e si parte. La corriera per Caldana, che prosegue fino a Orino, è così: tranquilla, andatura da crociera, il tettuccio appena rialzato per far passare l’aria, il rumore ovattato e grezzo del motore che ha un sapore originale, piacevolmente meccanico. Subito avvisiamo che scatteremo delle fotografie per un articolo su un giornale. Mi chiedono quale e con un orgoglio magnifico –neanche se fossi inviata dalla RAI lo proverei!- rispondo “per Menta e Rosmarino”. Giorgio, l’autista che da più di venticinque anni guida per la Maretti, è già all’incrocio che porta dentro Cocquio, alla fontana, per raccordarsi alla salita poco dopo il Municipio e compie con le braccia quei larghi giri sul volante degni di una sezione aurea disegnata nei quadri astratti di Luigi Veronesi. Si procede, piano. L’andatura è di media 30 Km/h ma in salita si va ancora più piano. Tanto piano che quando esci di casa a Trevisago e scorgi una coda di auto capisci subito che è lei a fare tappo e se avevi fretta meglio lasciar perdere e seguire la processione come un monito a goderti la vita in tutta la sua lentezza, ad ogni scandire di secondo. In cima alla salita, sulla curva che immette in contrada Boné, il profumo di sambuco e robinia si fa più intenso e penso ai milanesi che negli anni Cinquanta scendevano dal treno per raggiungere la casa o l’albergo per la villeggiatura immergendosi in un mare di suggestioni odorose, lasciandosi alle spalle il sapore dello smog cittadino, cosa, per altro, che succede ancora oggi e non solo ai milanesi. Basta lasciare la Valcuvia per un giorno, per studio e per lavoro come facciamo in tanti, partendo la mattina col treno che quando rientri capisci la bellezza della terra dove vivi, la sua vita generosa e mite, capace di accoglierti come una madre ogni sera: in inverno col profumo del calicantus, in primavera con quello delle robinie, in estate con il gelsomino. Siamo davanti al cimitero di Caldana, piccolo, selvaggio e con una vista impareggiabile sulle montagne. Lì è sepolta Fausta Cialente, scrittrice amante di ogni paesaggio, accanto al marito musicista Enrico Terni. Quattro ortensie del suo giardino occhieggiano sotto i loro nomi nel riposo. La signora sulla corriera chiede all’autista di fermarsi verso il centro di Caldana dove c’è il cartello della scuola materna. Ecco perché va così piano la corriera! Deve poter fermarsi a far scendere o raccogliere i passeggeri che la spettano lungo il percorso! Un servizio unico ai nostri giorni, dove tutto è scandito dal ritmo di orari sigillati e corse all’ultima coincidenza. Nel breve tragitto –durato però già sei minuti- abbiamo scambiato quattro parole sul paese. Anche lei legge Menta e Rosmarino con interesse! Poco più avanti scende anche l’anziano signore, davanti al Campo dei Fiori. Un altro habitué della corriera. Giorgio l’autista spiega che sono in diversi a prendere la corsa per far spesa al centro commerciale e approfittarne per un giro, così la giornata passa. Poi ci sono gli studenti delle scuole. Insomma, nelle giornate di punta sul mezzo a trenta posti si arriva anche a sedici. E’ grazie alla Provincia che il servizio può ancora essere effettuato e la Maretti lo porta avanti da cinquant’anni. Gran bene prezioso! La strada diviene per poco pianeggiante e a destra si scorge il bivio per Cerro. Quante volte con l’oratorio di Gemonio si veniva fin qui a piedi, passando dai Mulini del Salvini, per arrivare nel bosco e giocare a Castellaccio prima della merenda al sacco! Oggi Cerro è in ristrutturazione, case accoglienti di pietra e gerani ai balconi: una piccola Brigadoon, per chi si ricorda il romantico film. Nel bosco, già parte del Parco Campo dei Fiori, si sente il cuculo e personalmente ho visto anche l’upupa, due picchi verdi, una numerosa famiglia di scoiattoli, un allocco e occasionalmente qualche cerbiatto sceso dalla montagna per mangiare tenero fogliame di nocciolo. Tra le parole entusiaste dell’autista, gli scatti fotografici, l’aria del tettuccio, il rumore costante del motore e il suo ruggire al cambio delle marce, si insinua forte in me l’amore per questo mezzo straordinario. Un elogio alla lentezza, un monito ad assaporarsi la vita, nello stile del miglior Linati (lui però ha battuto tutti col suo viaggio sul rullo compressore!). Piccola discesa e raccordo per Orino dove la sosta è prevista poco distante da Villa Belvedere, residenza liberty nata proprio agli inizi del secolo scorso per la villeggiatura e sopravvissuto esempio della ricettività varesina ai tempi della Belle époque. Sosta di un minuto e salgono due ragazzi intorno ai vent’anni con zaino in spalla: devono prendere alle 16.50 il treno per Milano e ce la faranno benissimo: sono le 16.25. La corriera da Cocquio a Orino impiega dodici minuti di saporoso viaggio. Dietrofront e si riparte per Cocquio. Poco dopo, siamo già in quelli di Azzio sulla provinciale, Giorgio accosta per far salire un bambino. Maglia dell’Inter e zainetto alla mano. Ha i soldi giusti già contati che cadono tintinnando nella borsa di cuoio, altrimenti appoggiata sul cruscotto sonnecchiante. Si siede davanti ed è curioso, chiacchiera vivacemente. Prende la corriera spesso e adesso deve ritirare la pagella a scuola. Ha la maglia di ‘Bobo goal’ con scritto a grandi lettere ‘Vieri’ sulla schiena. Ci sono i mondiali e abbiamo appena perso con la Corea, ma non la speranza. La strada si srotola sotto le ruote della corriera ormai abituata a percorrerla avanti e indietro. E’ un salotto, un grande salotto dove tutti si conoscono e se non ti conoscevi…non importa, fai lo stesso viaggio, di dodici minuti, che ti resterà impresso nella memoria. Di nuovo il rettilineo dove di notte spesso le volpi attraversano fugaci, il centro di Caldana, così disteso e raccolto da farti ogni volta venir voglia di fermarti in un cantuccio. La posta! Guai se togliessero il più efficiente ufficio postale della zona, con la cortesia infinita dell’impiegato che cura ogni cosa come se fosse sua! La SOMS dove vengono organizzate iniziative degne di rilievo e le stradine che si affollano a tal punto durante la castagnata da essere irriconoscibili tanto da chiedersi per quale legge fisica Caldana possa contenere così tanta gente. Il cimitero, la casa di Fausta, l’agriturismo e…sulla curva quell’immenso tuffo al cuore che ti dona la vista del Lago di Gavirate. Lo puoi veder così solo se sei in corriera, con la macchina neppure lo immagini. E devi andare piano. L’anno scorso ho visto tre auto ribaltarsi su questa curva e finire nel prato sottostante, nemmeno fosse una gara di rally! Fedele alla sua antenata, la carrozza coi cavalli che portava la posta, la corriera procede costantemente nel suo percorso. Con mossa sicura l’autista compie il tornante e si avvicina il momento dell’arrivo. Alle 16.35 puntualissima la corriera è in stazione Nord. I pochi passeggeri scendono. Io mi rattristo a dover lasciare il sedile di cotone rosso. Pochi chilometri fatti in mezzora possono renderti euforico, entusiasta. Perché ti sei concesso del tempo diverso, perché hai potuto viaggiare alto, perché l’andatura lenta ti ha fatto percorrere non solo lo spazio ma anche il tempo in cui lo spirito via via si immergeva in uno scambio continuo, una fertile osmosi tra passato e presente. E futuro. Mi ha rincuorato vedere quel bambino di 10 anni sulla corriera. E’ la testimonianza che anche le giovani generazioni stanno crescendo collegate al passato e la corriera sopravviverà altri cento anni. Quel bambino –molto più avanti di me che non l’avevo mai presa- salendo ogni giorno sulla corriera l’ha trasformata in parte della sua vita e potrà raccontarlo ai suoi figli e ai suoi nipoti. La storia procede. Non tutto è perduto anche quando cambia aspetto. Fra poco un’altra corsa, altri passeggeri. Scattiamo le foto al mezzo con l’autista. Una bella foto ricordo. Ci torneremo. A sera le stelle decorano il cielo di Caldana sopra robinie e castagni. Un mare intermittente di lucciole invade di danze fosforescenti i prati e persino la SP 39. Più tardi arriverà l’usignolo. Piccole cose da gustare con calma. Anno domini MMII.

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